September 2011
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Tante case. Tutte a schiera, come dove abito io a Stratford. Beh, dietro ad una finestra vedo una donna che si spoglia. La serata inizia bene. Continuo a camminare in mezzo a ste casette e una famiglia porta la spesa in casa. Giro un angolo, percorro la strada e finiscono in un vicolo buio. Meglio evitare. Giro i tacchi e dietro di me sento muoversi qualcosa. Un gatto stava aprendo un sacco dei rifiuti. C’e’ gente che si fa baciare, dai gatti.
Entro nel pub, sono il quarto ad arrivare. Una ragazza italiana (che chiameremo Varese) un inglese (che chiameremo Pelato) una slovacca (che chiameremo Slovacca). Mi presento e indosso il costume da Alice nel Paese delle meraviglie. Un vestitino con i fiori e due nastini per farli le trecce.
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Infatti noi abbiamo lasciato a casa le donne della nostra classe. E abbiamo aggiunto qualche amico, tipo il cugino del Girdi, il mio amico Samu e non mi ricordo quale amico del Fox. Forse il Gio era già venuto in macchina… Beh, eravamo un bel gruppetto.
Patatine fritte, acqua e vino illimitati. Illimitati voleva dire illimitati. Ricordo i contorni di quella serata. Il mio arrivo in motorino, ovviamente con il Samu dietro. E ricordo i cori, le urla e il cibo. Non molto, a dire il vero, perche’ c’era qualche invitato dell’ultimo minuto. Ma il pane e le patatine e il vino continuavano ad arrivare. E io continuavo a mangiare.
Ricordo che eravamo tutti dannatamente felici. Anche mentre vomitavamo tutti insieme, fuori dal Pepperone. E lungo la via del ritorno. Ricordo che alcuni erano cosi’ euforici da bestemmiare l’inverosimile. Ricordo uno discorso del tipo “se fossi un tucano, volere via” e un altro “io preferisco la tv al cinema perche’ e’ piu’ semplice andare in bagno”.

Immagine di Gabriele Coletti
Dissolvenza in nero.
Un tempo, e parlo di molto prima che il primo orologio segnasse la prima ora, i neutrini erano serenamente tranquilli nelle loro case, conducevano una vita modesta, senza pretese, nel loro villaggio in riva al mare. Alcuni di loro pescavano, maschi o femmine non faceva differenza.
Ogni neutrino ha lo stesso nome di quelli che l’hanno generato. Tutti i neutrini appartengono ad un’unica grande famiglia, e il primo neutrino è ancora lì, nel villaggio. Sono sempre esistiti, ma lui, il primo neutrino, il più vecchio, ha visto l’universo iniziare ad esistere; chiama Dio per nome, da quanto sono amici. Il primo neutrino è sempre esistito a quanto ne sa lui. Non esiste la morte, tra i neutrini. Se uno di noi si fosse trovato tra di loro, nei giorni nei quali i neutrini vivevano tutti insieme, e avesse pronunciato la parola “morte” nessun neutrino l’avrebbe capito. Perché quella parola non significava niente, per loro. Come non significava nulla sonno, o fame, o noia. Mangiavano, certo, e pure dormivano, ma solo per passione. I neutrini non conoscevano le malattie, o l’odio. I neutrini pescavano, si orientavano con le stelle, molte delle quali avevano visto nascere, e tornavano a riva. Riparavano le reti e, quando era pronto in tavola, mangiavano.
Anche il più grande viaggio, inizia con un piccolo passo.
Avevo un blog, questo, che ho lasciato volutamente andare in malora. Prima ne avevo un altro ancora. Poi è arrivata la noia, poi l’abitudine e finalmente mi sono deciso.
Datemi un po’ di tempo per rodare, ma sono tornato in carreggiata, ecco.
SIGNORE E SIGNORI: ME